Taranto: Processo per 15 compagni e compagne per la manifestazione di luglio 2016 contro Renzi

 

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Giovedì 14 marzo vi è stata la prima vera udienza per 15 persone, di cui 7 dello Slai cobas, denunciati per la giusta e legittima manifestazione del 29 luglio 2016, quando Renzi venne a Taranto, a visitare il museo, pensando di ricevere applausi per i suoi decreti “salva Ilva” e invece ricevette la forte protesta di operai Ilva, lavoratori cimiteriali e di tanti posti di lavoro, cittadini e tante donne dei Tamburi e di tutta la città che vennero anche con i loro bambini, studenti, ecc.
Giovedì sono stati sentiti dal PM Carbone 6 dei 12 della Digos che con i loro rapporti hanno permesso questo processo che non doveva assolutamente esserci.
E che questo sia vero, è stato confermato anche dalle loro barcollanti deposizioni.
La prima deposizione di un funzionario della Digos è stata esplicitamente prevenuta, dall’inizio alla fine questi ha indicato le persone sempre e solo con il termine “contestatori” – per noi certo non è affatto un insulto, ma è chiaro che l’intento della Digos è applicare una etichetta preventiva per cui chiunque manifesti per i diritti, anche democratici è un “contestatore” e quindi come tale è legittimo denunciarlo. Quindi erano “contestatori” 200/300 persone, compresi i bambini…
Poi è andata in scena la sceneggiata delle identificazioni. Perchè proprio quei 15 e come sono stati identificati? La risposta è stata, li conosciamo personalmente… (della serie: se c’è da denunciare, i nomi, soprattutto alcuni dello Slai cobas o dei Liberi e pensanti, sono una sorta di “copia e incolla”).
Persone che poi tanto conosciute non erano, visto che uno della Digos ha messo ad un certo punto come appartenenti all’organizzazione Slai cobas persone che non lo sono…
Altra sceneggiata, la contestazione all’On. Pelillo e il “famoso” sacchetto lanciato. Qui da un lato è emersa il servilismo dei poliziotti verso i “potenti”: poliziotti che lasciano il loro posto a cui erano stati destinati per correre in “soccorso” di Pelillo; dall’altra l’assurdità del “sacchetto”: Che c’era dentro? Un poliziotto: minerale dell’Ilva, giuro!
Ma l’ha analizzato? NO; un altro poliziotto, sabbia…
A questo si è aggiunto la deficienza matematica o visiva della Digos: quanti metri dista piazza Garibaldi dalla Prefettura (il percorso di Pelillo)? e qui siamo andati da 1 Km (!) a circa 150 metri.
Quante persone manifestavano in piazza Garibaldi lato museo? 40… 300…
Poi vi è stata la questione delle transenne. Tutti i poliziotti timidamente hanno ammesso che sì vi erano un pò di transenne ma certo queste non impedivano alle persone di passare tranquillamente, nè alcuna forza dell’ordine, nè alcun cartello vietava di andare via via da piazza Garibaldi a cso Umberto passando da via Cavour. E, allora, solo alcune persone, quelle denunciate, non avrebbero potuto passare?
Infine il presunto scontro/confronto con il cordone di poliziotti davanti ai manifestanti. Ad un certo punto un avvocato ha chiesto: ma c’è stata violenza? NO. Alla fine era una semplice pressione…
L’ultima sceneggiata l’ha fatta il poliziotto “fotografo”. Questi nonostante durante la manifestazione era una vera provocazione, ha sporto lui una denuncia e anche giovedì aveva il coraggio di lamentarsi  che alcune persone che hanno figli morti, gli chiedessero con quale faccia guarda i suoi figli quando va a casa…
La prossima udienza sarà il 16 maggio, in cui verranno sentiti gli altri sei poliziotti.

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